Una passione, un fantastico lavoro: “La mia vita da animatore”

Insomma Mario, tu di cosa ti occupi? Cosa fai nella vita?” Ed io rispondo sempre: “Beh, io sono animatore”. Di solito segue sempre un momento di silenzio e poi un’altra domanda: “No dai seriamente, che cos’è che fai?”. Sinceramente ci sono molte cose che mi hanno sempre affascinato di questo lavoro. La prima è che per essere credibile devi essere necessariamente spontaneo in ogni situazione, sincero e il più possibile simpatico. Inoltre devi imparare a gestire la tua autostima e il tuo egocentrismo. Ci sono giorni in cui ti senti un dio sceso in terra, altri in cui ti accorgi di essere semplicemente una persona che svolge una professione, proprio come tutti gli altri. Senza ombra di dubbio, la cosa più bella di fare l’animatore è che hai la possibilità di conoscere centinaia e centinaia di persone, tutte diverse tra loro, con le quali instauri un rapporto in equilibrio tra confidenza e indifferenza molto particolare.

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“Quando si farà grande diventerà prete!”- Così sentenziò l’infermiera dell’ospedale Renzetti di Lanciano vedendomi per la prima volta. Nei primi giorni di vita e anche negli anni a seguire, avevo tutte le caratteristiche opposte a quelle di un animatore: timido, introverso, un po’ balbuziente e non amavo affatto stare al centro dell’attenzione. Questo fino all’estate 2008. Vidi un cartellone della Nuovi Orizzonti Entertainment (agenzia di animazione e spettacolo): “Vivi la tua estate da protagonista”. Io, che non sapevo minimamente cosa fosse l’animazione turistica, mi ritrovai improvvisamente catapultato in questa realtà. E’ stato davvero amore a prima vista. Grazie soprattutto a chi faceva questo lavoro già da anni. Grazie a Giorgio, Raffaele e Ivan ho iniziato a provare piacere nel salire su un palco e far divertire un pubblico, nel creare uno spettacolo e poi portarlo in scena ma anche più semplicemente nel parlare, ridere e scherzare con gente di qualsiasi età e provenienza. Da quel momento, le mie estati non sono state più le stesse: se i miei amici erano immersi tra mare, sole, relax e divertimento, io ero alle prese con il cabaret, le iscrizioni al karaoke ed i giochi aperitivo. La fatica e la stanchezza non riuscivano a trovare spazio tra la soddisfazione e la gioia che provavo nel fare tutto questo. Ma ben presto i tre mesi estivi non mi bastarono più: volevo fare animazione anche durante l’inverno. Ed è così che nel 2010 ho iniziato a collaborare con l’Associazione Tic Tac di San Salvo, specializzata nell’intrattenimento per bambini. Adele (Tic) e Stefano (Tac) mi hanno dato la possibilità di scoprire l’animazione da un’altra prospettiva: quella dei bambini.

pippo-copertina-iE se questa passione diventasse un vero e proprio lavoro?- Per rispondere a questa domanda, con una bella dose di incoscienza, nel 2012 decisi di partire come animatore nei grandi villaggi turistici sparsi per il mondo. Approdai in Egitto, Marsa Alam per la precisione. Delle tante esperienze fatte, questa in Egitto è sicuramente la più formativa: ho avuto la fortuna ed il piacere di incontrare delle persone con decenni di esperienza dalle quali ho potuto “rubare” tantissimi segreti di questo lavoro. Penso ai miei due capo villaggio Alessandra e Riccardo, i quali mi hanno dato la possibilità di stare al loro fianco e farmi capire come gestire un’equipe d’animazione. Al mio ritorno in Italia, Giorgio e Raffaele mi chiesero di essere capo animatore nel Camping Village Grotta Del Saraceno. Nelle estati 2013, 2014 e 2015 ho avuto la fortuna di guidare decine di ragazzi con cui ho condiviso la passione per questo lavoro e le relative soddisfazione, la stanchezza delle prove notturne dei musical e i brividi degli applausi. Stefania, Christian, Fiorella e Michelino sono stati i colleghi che più di tutti mi hanno aiutato, incoraggiato, supportato e sopportato durante queste tre stagioni.

Milano ed il Play Party- L’esperienza in Egitto, oltre ad arricchirmi a livello personale e professionale, mi aveva 1512465_10208344169142539_2020406413074355761_nfatto acquisire una consapevolezza: volevo trovare il modo di continuare a fare questo lavoro ma in una maniera più stabile. L’occasione mi si presenta quando Ferdinando, mio migliore amico e studente a Milano, mi convince a trascorrere un paio di settimane nel capoluogo lombardo. L’opportunità mi viene data da uno sconosciuto, ristoratore, il quale mi fa venire a conoscenza del Play Party, un parco giochi per bambini al coperto a Buccinasco, circa 10 minuti da Milano, specializzato in feste di compleanno. Qui faccio conosco Beppe, il quale mi dà subito la possibilità di entrare nello staff. Da quel 31 gennaio 2014, tra l’altro giorno del mio compleanno, inizia ufficialmente la mia avventura al Play Party. Festa dopo festa, settimana dopo settimana, vengo a contatto con decine e decine di bambini dai 3 ai 9 anni, i quali iniziano a chiamarmi ufficialmente Pippo. Il Play Party è davvero un luogo magico. Ho la possibilità di vivermi ogni giorno un momento così particolare come una festa di compleanno. I genitori se la godono, il festeggiato è l’indiscusso protagonista ed i bambini si divertono.

Lavorare con i bambini- È un’esperienza davvero esaltante. La mia figura è, ovviamente, ben lontana da quella dell’insegnante o dell’educatore. I bambini non mi vedono come un adulto ma semplicemente come un bambino più grande e più alto di loro. Avendo lavorato tanti anni nel settore intrattenimento per adulti, ho notato subito alcune differenze lavorando con i bimbi. Una fra tutte è la loro estrema sincerità e purezza. Quando giocano e si divertono, sono totalmente concentrati nel viversi quel momento. Non penso troppo al futuro, penso a godermi questo appagante momento a livello umano e professionale, in una città ricca di opportunità. Nel frattempo, mi godo la spensieratezza che i bambini riescono a regalarmi, affrontando ogni giorno e ogni difficoltà con l’unica arma a nostra disposizione: il sorriso.

Sperando di incontrarvi durante una delle mie feste,
vi lascio la mia lettera dalla realtà
di Mario Capodaglio (in arte Pippo Santagata)

a cura di Silvio Laccetti

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