#dentrolaStoria- Il Brasile e la sua grande contraddizione

Cercando su internet si trovano molti articoli che propongono dieci buone ragioni per andare a vivere in Brasile. Ma all’indomani dei mondiali di calcio e delle più recenti olimpiadi brasiliane, qual è la reale situazione economico-sociale nel paese sudamericano? Qual è la verità?

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Lontano, ma non troppo. Quando l’economia del Brasile era ancora in salute e l’allora presidente Luiz Inácio Lula da Silva era visto come un esempio per i paesi in via di sviluppo, tanto da rendere famoso il “modello Brasile” o semplicemente del “modello Lula. La presidenza di Lula propose un nuovo modello per la sinistra dell’America Latina, che fino ad allora aveva insistito a lungo sulla lotta di classe e la rivoluzione come unico metodo per ottenere equità. Il punto più alto della sua presidenza è arrivato quando il Brasile è stato scelto per ospitare le Olimpiadi 2016, confermando così l’ascesa del paese a potenza globale. In quel momento, il paese viveva uno dei migliori momenti della sua storia con il Pil che galoppava e uno sviluppo che sembrava non conoscere limiti. A livello sociale erano moltissime le persone che riuscirono ad uscire da uno stato di povertà, trovando finalmente uno spiraglio per una vita migliore.

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Poi, cosa è successo? Si è addirittura parlato di una delle peggiori crisi dopo gli anni ’30. Il capro espiatorio numero uno è senza dubbio la presidente Dilma Rousseff. L’economia del Brasile sotto il suo governo era entrata in crisi e le frange più povere non credevano più alle promesse della prima presidente della loro storia. Il suo incarico però, durato due mandati (il primo con il passaggio di testimone da Lula nel 2010 ed il secondo dopo le elezioni del 2014) è stato sull’orlo di crollare già all’inizio di quest’anno. Il lungo processo d’impeachment nei confronti della Presidente Dilma Rousseff, conclusosi con la sua rimozione dalla carica il 12 maggio 2016, ha posto fine a quattordici anni di governi progressisti nel Paese. Al suo posto, sino alle presidenziali del 2018, il vice Presidente di centro destra Michel Temer. Forti contestazioni popolari hanno accompagnato le vicende.

Il Brasile ad un anno dalle Olimpiadi (foto: ilfattoquotidiano.it)
Il Brasile ad un anno dalle Olimpiadi (foto: ilfattoquotidiano.it)

Le Olimpiadi, un flop annunciato che non c’è stato. Si sono ufficialmente chiuse le Olimpiadi di Rio 2016, non senza problemi, ma con un risultato migliore di quanto molti immaginassero. Molta era la paura riguardo i temi ‘sicurezza e violenza’ nei mesi che antecedevano l’evento, ed è proprio questo a dividere le due facce del Brasile e scatenare molte contestazioni. I primis le Ong di tutto il mondo che, dal 2009, hanno lanciato numerosi appelli per evitare violenza e spopolamento di alcune zone delle principali città. Ed è proprio l’atteso giorno dell’arrivo della torcia olimpica a Rio a dimostrarsi l’ennesima occasione per contestazioni politiche. Inoltre resta la paura per l’epidemia del virus Zika, le carenze infrastrutturali e la violenza urbana nelle zone più pericolose di Rio de Janeiro sono state sullo sfondo di un’edizione dei Giochi conclusa senza disastri. Sul web molte le immagini che mostravano la disuguaglianza sociale proprio nella città di Rio, in questo contrasto tra povertà e la ventata di modernità portata da mondiali ed olimpiadi.

Resta comunque l’apertura del nuovo capitolo: il post olimpiade. Passata la sbornia Olimpiadi, il Brasile torna a leccarsi le ferite. Resta in primis la situazione politica, che vede al comando il nuovo presidente: Michel Temer, che ora resterà alla guida fino al 2018. Una decisione, questa, che divide la nazione. Anche l’ex presidente Lula da Silva l’aveva difesa ai microfoni dei giornalisti, sostenendo che “per l’impeachment sono necessari crimini e misfatti di un certo livello, e lei non ne ha compiuti”. Ma quello che tutti si chiedono è: riuscirà Temer a risollevare il Paese? Se il futuro politico è incerto, quello economico spaventa. La ricetta del suo presidente è il blocco della spesa pubblica per vent’anni. Un annuncio senza precedenti che tenta di ripristinare fiducia, all’interno e all’esterno del Paese. Per l’appunto il Fondo monetario internazionale dà appoggio alla linea del nuovo governo.

Non è solo la crisi economica a destare preoccupazione.  Il rischio che il fallimento politico possa aggravare la situazione, soprattutto in quelle aree critiche come gli ospedali di Rio, in condizioni precarie a causa della mancanza di personale, di medicinali e dei fondi necessari per l’ordinaria amministrazione. Altro punto dolente sono le scuole pubbliche, considerate tra le peggiori a livello internazionale, e teatro di continui scontri tra studenti e forze dell’ordine durante le occupazioni. A pesare tra i problemi della nazione, c’è anche la criminalità, che aveva già preoccupato gli atleti durante i Giochi, e che in qualche modo era stata arginata. Nonostante il primato nell’economia dell’America Latina, il Brasile resta un paese dalle forti contraddizioni. Uno stato in cui al benessere dello sviluppo economico si contrappone la povertà delle favelas mostrando due facce della stessa medaglia di un paese che ha ancora un disperato bisogno di giustizia sociale.

a cura di Nicola Stivaletta

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