#letteredaBarcellona- Capitolo 4: abbiate fame di cose belle- di Nicola Stivaletta

Giorni fa mi ha scritto Silvio, puntuale come ogni 20 del mese, dicendomi di fare una lettera per Natale, lasciandomi carta bianca, ovviamente sempre se avessi qualcosa da dire. Chi mi conosce sa bene che non sono uno che scatta foto durante le serate ed a volte, a dirla tutta, ricordo anche poco. Però una cosa da dire ce l’ho, eccome.

Non che io voglia insegnare a stare al mondo a qualcuno, non ne sarei minimamente capace, ma mi piace ascoltare i racconti della gente, i loro consigli (anche se poi faccio di testa mia) e quindi non posso fare a meno di non dirvi queste cose. Quello che si impara da questi mesi, da quella magica parolina chiamata Erasmus, dal suono così europeo, è molto di più di una semplice scoperta o un periodo vissuto lontano da casa. La cosa bella in questo caso è che il punto di vista è sempre diverso.

Parlerò rivolgendomi ad un ‘voi’ qualunque, quasi napoletano. Penso sempre che ci sia qualcuno a leggere queste righe, qualcuno che abbia una curiosità, che in un modo o nell’altro si è affezionato a questa rubrica. Mi piace farmi illusioni, lo so. Però parlando a voi spero questo appaia quasi come un consiglio. Oltre la città, il pretesto dello studio all’estero, le serate, i viaggi, gli amici, la lingua… c’è molto altro. Ci siete voi.

Cercate di essere voi stessi sempre e di sforzarvi nell’accettare sempre il prossimo, lui comunque non cambierà. Sappiate stare nella solitudine di quattro mura, ma se non ce la fate allora uscite, fuori c’è il mondo. Poi cercate di tornare e starci anche bene, perché quello è il vero momento di svolta interiore. Guardate il sole anche quando fuori non c’è, ma quando c’è non perdete nemmeno un pomeriggio, forse è uno dei maggiori rimpianti che potreste portarvi dietro, perché alla fine della strada sono i dettagli a fare la differenza.

Non badate al portafoglio, la strada è gratis per tutti e niente costa più delle parole. Non siate crudeli con voi stessi, non potete essere nello stesso posto o fare due cose contemporaneamente, almeno io non ci sono riuscito. Non spaventatevi del futuro, le cose vanno come vanno. Il sentiero è quello, se si guarda avanti è difficile perdersi. Non createvi aspettative, non sempre tutto è come si immagina.

Cercate la verità in voi stessi, non nelle facce degli altri, ma per strada regalate sempre un sorriso. Fidatevi di chi vuole condividere e fatelo anche voi. Andate più spesso a cena fuori se potete, fa bene al cuore. Coltivate le vostre passioni, fino alla nausea e poi abbandonatele per un po’, come una stanza anche loro devono prendere aria. Prendetevi il vostro tempo. Vivete come non avete mai fatto, aprite al vento le porte della vostra vita.

Vi dico tutte queste cose perché io non sono stato bravo a metterle in pratica, ma se in quattro mesi le ho imparate da me, allora sì che è stato una grande Erasmus. La cosa più importante, il consiglio più vero che abbia mai ricevuto prima di partire: porta con te l’unica cosa di cui hai bisogno, te stesso.

Dopo un lungo viaggio non c’è cosa più bella di tornare a casa. Eccolo qua il Natale… vi auguro tutte queste belle cose. Alla prossima.

a cura di Nicola Stivaletta

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