Ylenia Oliviero e la magia del teatro

Chi sono? Una donna felice che si guarda allo specchio consapevole dei suoi difetti e dei suoi pregi, che sorride della sua malinconia, che ormai è marchiata addosso, e che sogna ancora come se fosse una bambina che deve ancora scoprire tutto. Ecco, Ylenia è più o meno questo, innamorata della vita da sempre.

Il più bel colpo di fulmine. A 5 anni sono entrata in Teatro per la prima volta ed è stata una sensazione che non scorderò mai. Un vero colpo di fulmine, di quelli che ti fanno arrossire all’istante e sentire le farfalle nello stomaco. Da quella volta ho continuato a pensarci sempre. Preparavo spettacolini con i miei amici dell’asilo che dirigevo diligentemente. E questo spirito è continuato anche alle scuole elementari e medie. Nel frattempo ho iniziato- sempre da piccolissima- con la Danza; poi sono arrivati la musica e il pianoforte e in adolescenza il canto e la Recitazione. A 17 anni ho capito che doveva essere la mia vita, la scelta sulla quale avrei investito il mio futuro e mi sono buttata. E ho iniziato a farmi il mazzo seriamente. Ma andiamo con ordine.

Napoli è la mia famiglia. È le mie origini, è quel legame indissolubile che senti sulla pelle anche a chilometri di distanza. I miei nonni, i miei zii, i miei cugini, mia madre e mio padre. È la prima volta a teatro, il primo disco di Pino Daniele. È quel colpo allo stomaco quando guardi il mare o senti l’odore della pastiera appena sfornata. A Napoli ci sono nata e ci vorrei morire.

Bologna è l’amicizia, quella vera e viscerale, i pomeriggi al parco, la scuola, l’adolescenza, la sofferenza. Sono cresciuta lì e in un attimo perché è lì ho perso mio padre da piccola. Mi ha formata, mi ha fatto vedere che persona sarei diventata, con quali principi. Ecco, Bologna mi ha insegnato la realtà. La vita.

Roma è stata una scelta di vita professionale. Ma ci siamo innamorate subito, un po’ come due adolescenti. Sono arrivata a 18 anni per studiare musical theatre e ci sono rimasta. Mi dà ogni giorno bastonate ma poi mi manda sempre a letto col sorriso. È una città che adoro. Roma mi ha insegnato cosa vuol dire stare dentro a questo mestiere e me lo insegna ancora, in ogni momento. Roma mi ha insegnato l’amore. Andare via da Bologna mi ha fatto capire quanto l’amassi, essere più vicina a Napoli mi ha fatto capire quanto avessi bisogno di amarla di più. E l’amore per questo mestiere, una cosa che non si può spiegare. La parola che ripeto sempre è ‘magia’, il più bel sinonimo della parola ‘teatro’.

Il debutto col grande pubblico. Ho lavorato con Enrico Montesano a partire dal 2013 per due stagioni in una commedia musicale intitolata ‘C’è Qualche cosa in te‘, omaggio a Garinei e Giovannini. È arrivato come arrivano le cose belle: dopo tantissimi sacrifici! Ho fatto un lungo (e bellissimo) provino, eravamo più di 200, e alla fine… lui ha scelto me. Un sogno, una felicità inspiegabile. (Da bambina guardavo sempre Rugantino ed ero innamorata di lui! Chi l’avrebbe mai immaginato ?!). Con lui inoltre sono stata per la prima volta sul palco del Teatro Sistina, che era uno dei miei sogni nel cassetto. Lavorare con Enrico mi ha insegnato tantissimo sopra e fuori dal palco, non lo dimenticherò mai!

Quando salgo sul palco, muovo i primi passi ed ho le luci puntate addosso avviene qualcosa di magico. Adrenalina, paura, responsabilità, duro lavoro, concentrazione, divertimento, soddisfazione, gioia. Tutto questo, più o meno in quest’ordine, a distanza di pochissimi attimi. E poi arriva il finale, gli applausi scroscianti, per fortuna. Sono quelli che vorremmo sentire alla fine di ogni spettacolo. Devo ammetterlo, la mia è una vita con la valigia, che parte leggera e torna sempre più pesante, viaggiando di città in città.

Tantissime le emozioni, troppe. Ho gli occhi di tutte le persone che ho incontrato cuciti addosso. Poi io ho il brutto difetto di scordarmi tutto: la spesa, le scarpe, le chiavi, di richiamare chi mi ha chiamato ma non le persone. Le persone mi rimangono dentro e non me le scordo per nessuna ragione. Ricordi troppi. Spesso mi chiudo nella mia malinconia perché ho bisogno di pensare e ricordare. A volte vorrei vivere qualche ricordo che fa male in meno, ma poi non potrei più fare questo lavoro.

E poi è arrivata Filumena, il mio presente. Una produzione fortunatissima e speciale. Testo di Eduardo De Filippo con la regia di Liliana Cavani. Un cast fantastico, a partire da Mariangela D’Abbraccio che oltre ad essere un’attrice formidabile è una persona meravigliosa. Ho il ruolo dell’antagonista, che all’inizio non è stato facile, ma insieme a Liliana e anche Mariangela e Geppy Gleijeses, siamo arrivati all’obiettivo di Diana, il mio personaggio. Abbiamo debuttato a luglio al Festival di Spoleto e da quasi 5 mesi stiamo girando tutti i teatri più importanti d’Italia, riscontrando un successo incredibile. Ha qualcosa di magico e commovente. È un onore per me essere parte di questa importante produzione.

La televisione? Non ho moltissima esperienza, ma soprattutto nel periodo di Montesano sono stata ospite a vari programmi per la promozione dello spettacolo. È la parte divertente di questo lavoro.

 Dove voglio arrivare? Sicuramente non alla notorietà. Voglio essere una donna onesta con me stessa e con gli altri che non farà mai qualcosa contro la sua volontà. Una donna sorridente e malinconica, con la testa costantemente sulle nuvole e un piede per terra.

Con una lunga carriera davanti (si spera!) e tantissimo amore da tutte le parti possibili.
Una donna felice.
Una Lettera dalla Realtà di Ylenia Oliviero

a cura di Nicola Stivaletta

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