Jacopo Ratini ed il colore delle sue idee

Ho scritto la mia prima canzone a sedici anni  con la Eko 12 corde di mio padre che aveva parcheggiato in casa. Fin da subito ho sentito l’esigenza di mettere insieme delle note che inventavo o rubavo da un libretto di accordi. Poi chiaramente sono arrivate le parole, in maniera del tutto spontanea.

Prima che diventasse il mio lavoro, come scelta di vita, mi sono laureato in psicologia. Presi questa laurea da vero secchione in appena quattro anni e mezzo.  Così ho iniziato subito a cercare lavoro come psicologo però  sempre con l’intenzione di cantare, strizzando sempre un occhio al mondo della musica. Poi ho fatto la mia scelta ed oggi sono questo: un cantautore ma anche altro (organizzatore di eventi ed insegnante in un corso di songwriting).

Studiare, lavoro, pensione e poi muoio. Il mio primo pezzo, la mia prima canzone. Ricordo che ovunque la suonassi nessuno rimaneva indifferente e penso di essere arrivato a Sanremo anche grazie a questa canzone. All’epoca c’erano due brani da scegliere: uno edito ed uno inedito. Come inedito scelsi Su questa panchina e come brano edito Studiare, lavoro, pensione e poi muoio.

Quel vestito rosso.  È stato utilizzato anche in altre edizioni e probabilmente da altri personaggi più o meno popolari ma probabilmente ho il merito di esser stato il primo a metterlo a Sanremo. La Universal mi portò in uno showroom di Enrico Coveri e con un accordo abbiamo scelto alcuni colori di vestiti, battezzando il rosso per la prima serata, da indossare con una t-shirt bianca sotto. Per una questione televisiva, abbiamo sostituito all’ultimo la t-shirt bianca di Enrico Coveri con la maglia casalinga ideata da me con sopra il logo della panchina, recuperata in macchina all’ultimo minuto.

Singolo per singolo. Oggi è una mia necessità per arrivare al pubblico, per far ascoltare meglio i miei brani.  In questo modo c’è la possibilità di ascoltare il singolo molte volte ed assaporarlo lentamente. Sono usciti tre singoli, che diventeranno parte del nuovo album, la cui produzione la sto curando insieme ad alcuni membri della mia band. Ho scelto loro perché sono bravi ma anche perché hanno da subito sposato il mio progetto.

Dietro ad un album c’è un grande lavoro, a partire dall’ufficio stampa, fino a radio, videoclip e così via. Purtroppo questo è anche un giro economico. L’attenzione è maggiore quando si decide di buttar fuori un album o un singolo. La mia indole sarebbe quella di scrivere una canzone che io reputo bella, facendola da subito ascoltare al pubblico e non solo allo zoccolo duro ma ho capito che attraverso il passaparola una canzone può arrivare davvero lontano.

Il colore delle idee. C’è stato un cambiamento importante dall’inizio ad oggi. Essendo anche un docente è cambiato il mio modo di scrivere e quindi di comunicare. Ho alzato l’asticella. Anche quando sono a scuola cerco di dare il meglio, chiedendo sempre di più ai miei alunni. Il mio gusto personale segue sempre un gusto popolare, quelle melodie radiofoniche che adoro da sempre. Sono uno cresciuto a pane e  Beatles e pane e Battisti. Cerco di unire qualcosa che facevo prima, fin dalle prime canzoni, ponendo sopra queste melodie dei testi importanti. Probabilmente con questo ultimo lavoro credo di aver trovato un equilibrio.

La differenza in questo mondo la fa chi ha da dire qualcosa in maniera originale, in maniera diversa. Solo così si arriva maggiormente al pubblico. Oggi una canzone è uno shot da consumare in maniera veloce. Forse si è persa quella consistenza dei Rino Gaetano, dei Lucio Dalla e di quel Vasco così Indie nei primi anni ’80.

Ora? In generale vado avanti, rispettando le mie scelte. Nel mondo musicale per rimanere a galla devi saper mediare tra il compromesso ed i propri valori, cercando di inquadrare la giusta dimensione ed uno spessore personale, a questo ci sto arrivando piano piano.

Il successo? Non è un’ossessione, anche se in questo mestiere siamo tutti un po’ folli ma come lo solo anche in altre professioni. L’importante è che questa resti solo follia creativa. È fondamentale che ognuno trovi il suo equilibrio, la sua dimensione. Io ci sono quasi.

In attesa del nuovo disco,
una lettera dalla Realtà di Jacopo Ratini

a cura di Nicola Stivaletta

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