Siren Festival: il quarto bagno d’amore

Sono passati quattro anni dalla prima edizione, da quel primo esperimento del 2014, che lasciò incredule le persone del posto. E si, perché a Vasto di indie rock ne avevano sentito parlare forse su Rolling Stone, anche se alcuni dicono che non sia proprio la rivista più acquistata dai parrucchieri locali. Ma chi sono questi Mogwai? Queste le più frequenti domande di quei giorni, ma a saperlo prima che i The National avevano partecipato alla campagna elettorale di Barack Obama sarebbe stato tutto diverso. Anche se vedere Matt Berninger brindare con una signora affacciata al balcone proprio su Piazza del Popolo è un’immagine che ricorderanno in molti. E poi lo spettacolo di Thony sul finale, nella bellezza dei Giardini D’Avalos, sorseggiando vino bianco, lascia un certo romanticismo nell’aria.

I The National nella prima edizione del 2014- foto Silvio Laccetti

I dati del primo anno però dicono che il 96% dei paganti non fosse vastese. Probabilmente è vero ed i più avrebbero addirittura abbandonato preventivamente l’idea di un secondo appuntamento, abbandonando anche così tutto ciò che il festival porta con sé.

Già dal secondo anno qualcosa comincia a muoversi. Le strade erano piene di bella gente che parla, scambia opinioni, ascolta buona musica. E li vedi passeggiare, scoprire i vicoli di Santa Maria, bere una birra lungo la loggia al tramonto. Uno dei segreti meglio custoditi d’Italia, un po’ quello che si dice oggi sull’Abruzzo.

Nella line up della seconda edizione c’è anche qualcosa di nostrano, quei Verdena che conosciamo più o meno tutti. La percezione è quella che la gente sia tornata a Vasto per la magia dei suoni di James Blake e per assaporare ancora una volta gli arrosticini provati nello Street Food del Festival l’anno precedente. Si, anche quelli profumano di romanticismo.  Da qui in poi è un crescendo anche per la terza edizione che vede Calcutta e I Cani dire a voce alta che l’Indie Rock esiste anche in Italia. E poi Editors e The Notwist: Leave me paralyzed, love.

Ma il Siren è qualcosa di più: i suoni ed i colori del cortile D’Avalos che si trasforma in una vera e propria dance floor, l’aria leggere dei giardini ed i concerti di Piazza del Popolo. È una frittura di pesce ed una birra ghiacciata, è suonare una chitarra al tramonto di Punta Penna e poi tante altre cose. Ade esempio le conferenze da intellettuali che affascinano così tanto i ragazzi di oggi ed ancora gli after party ‘alla marina’, tipico slang vastese.

L’anno scorso c’eravamo anche noi di Lettere dalla Realtà. Abbiamo toccato con mano le vite di molte persone, provenienti da tutta Italia, indistintamente da nord a sud. Abbiamo parlato inglese qua e là, perché il festival qui è molto internazionale.

Ci saremo anche quest’anno.
Stay Siren!

Nicola Stivaletta, Alberto Ghianni

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