LIS, la Lingua dei Segni Italiana

Non so se vi è mai capitato di scorgere tra la folla, in luoghi caotici e pieni di persone come una stazione o una piazza, due persone che incuranti degli assordanti rumori, comunicano tra loro con facce distese, esprimendosi attraverso dei segni. A me è capitato e mi faceva sorridere il contrasto di questo simpatico quadretto. Non ho approfondito oltre la questione fino a qualche giorno fa, quando ho avuto l’occasione di documentarmi un po’ sulla comunicazione di due persone sorde.

In Italia, al pari delle persone udenti, ci sono sordi che conoscono più di una lingua, due in particolare: la lingua italiana e la lingua dei segni italiana (LIS). La LIS, infatti, è una vera e propria lingua, un sistema codificato di comunicazione basato sul canale visivo-gestuale.

Se per una persona sorda è necessario conoscere l’italiano per comunicare con le persone udenti, leggere un quotidiano o muoversi nella rete, resta un’opportunità la conoscenza della LIS. Difficilmente infatti la lingua italiana può essere considerata la prima lingua di un sordo dal momento che da essa non riceve gli stessi stimoli sonori e linguistici che riceve un udente. Storicamente per molto tempo ha prevalso una teoria “oralista” che costringeva tutti ad imparare a parlare, talvolta mettendo in discussione le capacità cognitive e intellettive di chi non riusciva ad arrivare a tale risultato. Circa gli anni ‘60 in America, un ventennio dopo in Italia, ha ripreso interesse una comunicazione basata sui segni. Un sistema vivo e in costante evoluzione, come qualsiasi altra lingua appunto. Qualche rapido accenno sulla LIS.

LIS, Lingua dei Segni Italiana-In ogni lingua dei segni, come già anticipato una comunicazione basata sul canale visivo-gestuale, sono molto importanti tre aspetti: l’uso dello spazio, i movimenti e le componenti non manuali. Per farla breve non bisogna prestare attenzione solo al movimento delle mani e braccia, ma anche allo spazio fisico in cui tale movimento avviene e alle espressioni facciali di chi si esprime. Spesso la lingua dei segni è più sintetica del parlato ma questo non significa che perda di espressività. Con i segni è possibile esprimere le diverse sfumature di ogni lingua ma la struttura è diversa e con essa anche il modo di comunicare. Per comunicare in LIS bisogna fare attenzione ai “parametri del segno” che, come spiega Orazio Romeo nell’introduzione alla “Grammatica dei segni”, sono “configurazione, luogo, movimento e orientamento del palmo”. La configurazione è appunto “la forma che assume la mano nell’eseguire il segno”. Il luogo è invece lo spazio in cui tale movimento è eseguito.

Inoltre i segni possono somigliare all’idea dell’oggetto a cui si riferiscono, suggerendone ad esempio la dimensione o la categoria, oppure possono essere arbitrari. Alcuni nomi specifici, che non corrispondono a segni codificati, richiedono l’uso di un alfabeto manuale. Infine ci sono segni legati alla comunità di sordi di appartenenza che nascono all’interno di essa, un esempio sono i nomi della comunità. Molti dei membri sono identificati con quelli che potremmo definire soprannomi che rispecchiano una caratteristica fisica della persona di riferimento o un altro aspetto che la descriva.

La LIS è quindi la Lingua dei Segni Italiana ed è caratterizzata da molte varianti a livello regionale o locale, ma esistono anche lingue dei segni di altri paesi e una lingua dei segni internazionale.

A cura di Tommaso Gavi

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