“Era Angelo Canelli”: dieci anni senza un amico ed un grande artista

È davvero assurdo ma è la verità. Se riavvolgo il nastro riesco a trovare mille momenti in cui si poteva evitare tutto. Ed è strano, perché è come se li potessi toccare con mano, come se fossero delle piccole pedine. Quella sera piovve tantissimo ed il concerto a Silvi non si sarebbe dovuto tenere. Alla fine il temporale terminò e noi, Archivi Sonori, decidemmo di suonare lo stesso. Angelo anche quella sera suonò meravigliosamente bene. Nessuno avrebbe mai pensato che quella sarebbe stata l’ultima volta che avremmo suonato al suo fianco. Posso dire con tutta onestà di essere stato fortunato. Il destino mi ha portato a conoscere un grande uomo, oltre che un grande pianista: Angelo Canelli. Insieme a lui- soprattutto con gli Archivi Sonori- ho avuto il piacere di suonare per quindici anni e gli aneddoti che potrei raccontare sono talmente tanti che non basterebbero le poche righe di una lettera. Provo a fare un po’ di ordine trai ricordi e la nostalgia di quel periodo, uno dei più belli della mia vita e al tempo stesso un momento di crescita artistica tra i più grandi che io abbia vissuto. Dieci anni dopo la notte dell’8 luglio, tornare indietro con la mente è difficile ma doveroso, per ricordare oltre che un grande artista e amico, un grande uomo.

foto: angelocanellidocufilm.it
foto: angelocanellidocufilm.it

Il primo incontro- Avvenne a casa di Tiziano Ferrone, batterista pescarese, in ritardo alle prove e, seduto con me sulle scale di casa sua, c’era questo ragazzo che stava leggendo un fumetto dell’Uomo Ragno. Mi sono avvicinato a lui dicendogli che anche io amavo i fumetti Marvel ed in particolare Spider Man. Lui mi disse che il suo eroe preferito era Thor. Così ci siamo conosciuti io ed Angelo. Dovevamo suonare insieme e insieme abbiamo suonato fino all’ultimo giorno. Fui io, dopo averlo conosciuto e sentito suonare, a portarlo negli Archivi Sonori, un progetto andato avanti per tanto tempo. All’inizio gli Archivi non erano nati per fare musica jazz, bensì per unire insieme vari artisti e musicisti. Del gruppo al tempo facevano parte Danny Manzo alla batteria, Gianluca Esposito al sax e poi Diana Torto alla voce. Successivamente alla band si aggiunsero anche le collaborazioni di Paolo Corsi (batterista) e Samuele Garofoli (trombettista), Danny Gootlieb e Israel Varela,Otmaro Ruiz, Bob Mintzer e Mike Stern. La prima cosa che volevamo fare era sicuramente sperimentare, cercando di trovare la nostra dimensione. Con Angelo nacque subito un bellissimo rapporto. Lui, pur avendo mille impegni di lavoro- essendo medico- passava molto tempo a Pescara dove insegnava, tra l’altro, all’Accademia Musicale Pescarese. Si era avvicinato al jazz, dopo aver studiato pianoforte classico e suonato in diversi gruppi alle tastiere, con il suo ‘Angelo Canelli Trio’ composto da Luigi La Verghetta alla batteria e Ivano Sabatini al basso. Nel cassetto aveva già diverse composizioni originali pronte per essere incise, ma con noi avrebbe dovuto fare uno sforzo in più. Il motivo era semplice: all’inizio non volevamo fare jazz. Ricordo che dopo la prima prova insieme ero un po’ interdetto: “Angelo…dobbiamo parlare”, gli dissi. “Sai..stai suonando Jazz…” e lui rispose “Sì, tranquillo, ho capito adesso”. Sembrava una frase di circostanza e invece aveva capito tutto. In realtà anche meglio di noi. Insieme siamo riusciti a trovare la nostra dimensione e, insieme, siamo artisticamente diventati adulti.

Diana Torto, Maurizio Rolli, Angelo Canelli e Paolo Corsi
Diana Torto, Maurizio Rolli, Angelo Canelli e Paolo Corsi

Gli Archivi Sonori- Questa band iniziava a prendere la sua forma, dopo mesi e mesi passati in sala prove e in Accademia. Dopo aver registrato insieme Moodswing- tributo a Jaco Pastorius- continuammo a vederci spesso e a perfezionarci a vicenda. Non vi nascondo che durante le prove si litigava anche, ma in maniera propositiva. Io amavo lavorare sulla scrittura e Angelo amava improvvisare in maniera totalizzante. Quando questo non accadeva, per lui era come non aver suonato. Lui amava sconvolgere i brani. In tutta la mia vita, non l’ho mai sentito suonare frasi che non fossero pura invenzione, se non un paio di volte. Lui era così. Se devo dire chi è stato il suo maestro nel jazz, non so rispondere. Penso che Angelo non abbia mai preso lezioni di jazz, ma ha scoperto di essere un jazzista ascoltando e mettendo in pratica quello che sentiva. Appuntava e scriveva. Forse questa è stata la sua unica scuola, l’ascolto. Aveva un orecchio incredibile che gli permetteva di essere liberamente aperto a scommesse musicali. Tra di noi c’era una grande amicizia, ma anche una competizione stimolante. Nel jazz , ma soprattutto in quella band, si instaurò un rapporto particolare, come una famiglia. Questo legame sul palco si trasformava in un giocoso territorio di sfide all’ultima nota. Ricordo che una volta, in un concerto, io feci un solo che prevedeva un improvviso stop che lasciasse spazio ad una cadenza di pianoforte che doveva durare sedici misure. Finita la mia parte, decisi di non lasciare silenzio assoluto, ma di mantenere il suono della corda ‘La’ per tutto il tempo che questa avesse vibrato, senza fermarla. L’improvvisazione di Angelo sarebbe dovuto iniziare appena io avessi fermato il suono. Ma io non lo feci: io aspettavo e lui anche. Ci guardavamo, dai lati opposti del palco come due duellanti in un film di Sergio Leone, mentre la gente  cominciava a chiedersi cosa sarebbe successo. Io, però, aspettai davvero tanto; guardando Angelo, mi misi a ridere perchè capii che lui non avrebbe più suonato. In segno di sfida si mise, ridendo, a braccia incrociate, come se avesse voluto scioperare. Allora io poggiai il contrabbasso a terra. Lui si alzò e se ne andò via. Scese dal palco e si mise tra gli spettatori. Poi, quando si accorse che le sedici misure stavano per terminare e che io stavo prendendo il basso per ricominciare saltò di corsa sul palco prima e sul seggiolino del pianoforte poi e si mise a suonare, come imbizzarrito, frasi straordinarie e dirompenti. Quel giorno coniammo la risposta per chi ci chiedeva: “Come è andato il concerto?”; la risposta era: “mbah…sai…stanno ripassando l’intonaco al teatro adesso” per  sottolineare quanto l’energia profusa in quella musica mettesse a dura prova le pareti dei posti in cui suonavamo. Era così tra di noi. Sognavamo di migliorarci e lo abbiamo fatto a vicenda, soprattutto durante i pomeriggi lunghissimi passati a suonare con gli Archivi. Insieme registrammo anche “Angelo Canelli Plays the music of Sting”, uno dei suoi ultimi lavori dove lui ha voluto trasmettere tutto il suo grande amore musicale nei confronti di uno dei suoi idoli, e in cui per la prima volta si cimentava su disco in un organico di dimensioni superiori al trio prendendo a prestito gli Archivi per gli esperimenti di scrittura.

Angelo Canelli
Angelo Canelli

L’allievo che diventa maestro- Una cosa che ricordo bene riguarda la nostra audizione a Bologna. Ci presentammo per iscriverci ad un corso di laurea in Jazz presso il Conservatorio “G.B. Martini” di Bologna. Appena arrivati ci chiesero che titoli avessimo. Io avevo preso il diploma come contrabbassista, ma Angelo no. Lui aveva la laurea in medicina. Ricordo che tutti gli insegnanti della scuola si riunirono per capire se una laurea in Medicina sarebbe valsa come titolo. Alla fine dissero di sì. Suonammo e la cosa bella non fu tanto che ci presero come studenti, ma che dopo fummo chiamati come insegnanti. Quindi la scelta da prendere era: entrare come allievi o insegnanti. Eravamo entrambi classificati come primi nelle graduatorie dei nostri rispettivi strumenti, ma prima ancora di iniziare le lezioni Angelo fu chiamato ad insegnare musica d’insieme, nello stesso Conservatorio. Il dilemma fu : entrare da studente o da insegnante? L’opzione scelta fu la seconda. Io invece non frequentai perchè iniziai a lavorare in una orchestra della Rai e- ed è davvero triste dirlo- fui chiamato a sostituirlo, in quello stesso Conservatorio, solo dopo la sua morte.

L’ultima notte- Quella maledetta sera del 7 luglio quel concerto doveva essere rimandato. A Silvi pioveva ed Angelo si era sentito con la moglie un’ora prima dell’inizio del concerto, dicendole che forse non si sarebbe fatto. Quella fu l’ultima volta che Angelo sentì Livia. Il concerto si fece a notte inoltrata e poi accade l’impensabile. Io e Gianluca Esposito al termine del concerto invitammo Angelo a rimanere a dormire a casa nostra. Erano le 2.30 del mattino ma lui rifiutò perche, disse, il giorno dopo si sarebbe dovuto far trovare nel suo studio medico. Avrebbe fatto in tempo ugualmente al mattino, la distanza tra Pescara e Vasto è, in fondo, breve. Lui decise di ripartire quella stessa notte. Più tardi mi arrivò una telefonata da parte di Livia: Angelo aveva avuto un incidente con la macchina! Io ridendo le dissi: “Glielo avevo detto di rimanere qua! Dai, dimmi dove si trova che lo vado a prendere!” ma la risposta fu: “Angelo non c’è più….”. Era tutto finito, non c’era più nulla da recuperare. La ruota di un camion uscita fuori asse aveva colpito la macchina di Angelo. Non volevo crederci e non riuscivo a farlo…ho dovuto vederlo coi miei occhi… ho dovuto assistere alla fine della mia adolescenza prolungata. Mi sono dovuto arrendere al fatto che, ancora una volta, tutto quel talento andasse perduto. Mi sono dovuto rendere conto di aver perso senza rimedio il mio secondo fratello da un’altra madre. Gli Archivi Sonori sono morti quella notte. Suonare senza di lui in quella band non era possibile. Per due che suonano quasi da una vita insieme, non poterlo più fare è drammatico. Il suono è allo stesso tempo identità e Angelo aveva la sua. Un musicista dotato di un orecchio straordinario, di una fantasia sonora e di una pratica pianistica eccezionale. Mi manca il suo sorriso, il suo modo di scherzare e la sua musica. Quest’ultima lo tiene ancora in vita e lo farà per sempre. Oggi, a dieci anni da quella maledetta sera, riavvolgo nuovamente il nastro e quelle pedine sono ancora lì ferme. Le posso vedere, quasi toccare. Ma quasi, come sempre, non è abbastanza… .

In attesa dell’uscita del docufilm che racconta della vita di Angelo,
una Lettera dalla Realtà di Maurizio Rolli

a cura di Silvio Laccetti

Pagina facebook ufficiale Angelo Canelli- Docufilm-                Tutte le info sul docufilm
angelofangelos

1 thought on ““Era Angelo Canelli”: dieci anni senza un amico ed un grande artista”

  1. Mi è dispiaciuto moltissimo quando il crudele destino lo ha strappato prematuramente alla vita alla sua famiglia e agli amici… è davvero difficile comprendere il perché avvengano queste cose assurde!!

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