Augusto: “Il mio futuro giorno dopo giorno”

Bunker, ore 19.00, 15 ottobre 2016. Mi sono trasferito da poco qui e Barcellona appare così grande vista da quassù. Tutte queste luci appaiono un’infinità. Qui si mischiano mille culture, c’è gente per strada ed è un posto tranquillo, le persone sono amichevoli e la città offre tante opportunità. È questo il motivo per cui sono arrivato qui, da così lontano. Spesso soffro la distanza, mi manca la mia casa, ma qui, in cima al bunker, si avverte di meno.

a sinistra il nostro Nicola Stivaletta mentre ascolta il racconto di Augusto
a sinistra il nostro Nicola Stivaletta mentre ascolta il racconto di Augusto

Il mio Brasile– Con la mia famiglia abbiamo vissuto a Brasilia, nella capitale, città in cui sono nato. Ora la mia famiglia vive a Uberlândia. Mio padre voleva invecchiare in un posto più piccolo e tranquillo per la pensione ed ora vivono lì, i miei genitori e le mie due sorelle più grandi. Brasilia tra le grandi città forse è la meno turistica di tutto il Brasile, è diventata capitale recentemente, nel 1960 ed è qui che c’è la politica, gli uffici del governo.  Forse è qui che risiede uno dei motivi per cui ho lasciato momentaneamente il Brasile. Quello che si dice in parte è vero. La ricchezza è in mano a poche persone ed i più regnano nella povertà. Le favelas esistono, più o meno come si immagina, e le strade non sono sicure. Basta poco per essere rapinati o minacciati, anche solo un paio di scarpe firmate. Però le cose pian piano stanno cambiando. Come qualsiasi paese in via di sviluppo sta provando ad emergere e la politica sta modificando il suo atteggiamento, cercando di fare qualcosa per la collettività senza privilegiare i propri interessi.

In pochi anni è cambiata la mia vita.  Ho lavorato in polizia per un po’ ma era il sistema a non unnamed-2piacermi. Lì la polizia è corrotta, condizionata dalla politica ed io non riuscivo più a sostenere quella vita. Il Brasile, in generale, è un paese dove regna molta corruzione. La polizia acquisiva denaro dalla criminalità in cambio di tutela e protezione. Credo che il 90% della polizia brasiliana sia corrotta. Di conseguenza ho abbandonato questo mondo ed ho iniziato a lavorare per la Syngenta, una multinazionale svizzera che produce semi e prodotti chimici per l’agricoltura. Ho lavorato come impiegato ma anche in quella occasione spesso erano gli stimoli a mancare. Dalla mia vita volevo qualcosa di più, di certo non desideravo accontentarmi. Allora ho cambiato di nuovo le carte in tavola e mi sono iscritto all’università. Ho studiato relazioni internazionali per cinque anni, laureandomi finalmente lo scorso anno. In quest’ultimo periodo ho avuto una relazione con una donna che mi ha permesso di diventare papà di uno splendido bambino. Angelus ha tre anni e lui che mi manca di più in questi giorni d’autunno a Barcellona. Ci vediamo su Skype, se gli orari coincidono, ma è difficile trasmettere amore attraverso uno schermo. Ora ho una relazione con un’altra donna, brasiliana, Arieli. Con lei abbiamo tanti progetti per il futuro. Presto dovrebbe raggiungermi.

unnamed-3Il mio presente, il mio futuro. Sono a Barcellona per studiare comunicazione, perché credo sia una disciplina che apre le porte del lavoro, soprattutto in Europa. Inoltre credo possa aiutarmi a comprende meglio questo mondo in disordine. Qui sto facendo un master ma al termine di questo vorrei intraprendere anche un dottorato. Ora so cosa voglio realmente dalla mia vita. Amo tutto di Barcellona e voglio continuare la mia vita qui ancora per un po’. La mia attuale compagna ha in programma di raggiungermi. Voglio terminare il master, vivere per un paio di anni qui, apprendere e conoscere da qualsiasi angolo di questa città. Il mio sogno resta sempre quello di tornare in Brasile per aiutare le persone che non hanno avuto la possibilità di studiare. Ora le cose stanno cambiando, lo stato sta aiutando molto i ragazzi nel proprio percorso di studio, cercando di dare ai più meritevoli la possibilità di andare fuori, di studiare viaggiando. Esattamente come me. Io sono qui grazie ad una borsa di studio ed ovviamente all’aiuto della mia famiglia. Mi piacerebbe aiutare gli altri ma ho 29 anni e la strada è ancora lunga. Ad oggi vivo giorno per giorno, così, con grande determinazione.

In attesa di un nuovo tramonto come questo,
ecco la mia Lettera dalla Realtà
di Augusto Cesar Pina Oliveria

a cura di Nicola Stivaletta

 

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