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Azzardo: “Nella mia vita c’era spazio solo per lei… la slot machine”

La lettera di oggi è riportata nel libro “vite in gioco oltre la slot economia”, il testo è stato raccolto dall’associazione “Giovanni XXIII” di Reggio Emilia.

Ho 42 anni e sono un grande lavoratore, posso dire un bravo ragazzo. Mi trovo in una sala ricca di colori fantastici, suoni, tanti schiamazzi e di fronte a me la mia peggior nemica: la slot-machine. È un rapporto di amore e di odio perché ne sono totalmente affascinato, rapito, ma al contempo, alla fine della giornata passata in compagnia di questa “amica”, avverto una sensazione di vuoto, tristezza, fallimento, paura. Quante volte ho vissuto questo momento… Poi, quando tornavo a casa, mentre guidavo, cominciavo a essere avvolto da milioni di pensieri e dovevo cercare di metterli in ordine per costruire una realtà artefatta, cosa che purtroppo negli ultimi 15 anni ero abituato a fare ma ogni volta era più faticoso. Non so perché, ma avevo molte difficoltà ad addormentarmi, a dialogare, a vivere un rapporto già esistente o a costruirne uno nuovo, con moglie, amici… anzi, meglio, non ne sentivo assolutamente la necessità perché avevo già lei, la slot-machine, e mi dava tutto. Ma c’era un piccolo particolare: nello stesso tempo riusciva a togliermi anche più di tutto. Paradossale.

Tante volte nella nostra vita che diremmo “normale” pensiamo, come nel mio caso, “ho una casa, una moglie, due adorabili figli, un lavoro che mi piace… cosa vorrei di più?”. Se lo dicessimo ad altri, risponderebbero: «Niente». Ebbene, la mia risposta era: «Ho un grande vuoto incolmabile».

slot machine 2Chiamatelo noia, chiamatelo insoddisfazione, fatto sta che l’unica cosa che riusciva a riempirlo era quell’oggetto colorato, dai bei suoni ma al contempo inanimato. Fatto sta che purtroppo, o meglio per fortuna, devi fare i conti con la realtà, perché è quella che stai vivendo, nonostante spesso fingi di non vederla. Ma, ahimé, te ne accorgi quando sei sull’orlo del precipizio… è solamente una vita artificiale, dettata dal tuo inconscio irrequieto. Una volta usciti da questa realtà artefatta facciamo i conti con la vita reale e questo è il prezzo che devo pagare: autostima inesistente, debiti, debiti, debiti, pochi vecchi amici rimasti, nel migliore dei casi vieni licenziato, litighi con tua moglie, vieni buttato fuori di casa, magari qualche notte dormi in macchina e purtroppo, pur di avere il denaro di cui hai bisogno per soddisfare la tua immensa necessità di giocare, rischieresti anche di rapinare, di fare del male anche fisicamente ad altri. Morale: sei disposto a superare limiti inimmaginabili. Sembrerà inverosimile, ma posso assicurare che è l’unica verità che mi ha sempre accompagnato in questi ultimi 15 anni.

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Prima di cominciare a giocare non avevo mai avuto nessun tipo di problema. Certo, ogni tanto ero un po’ insoddisfatto, ogni tanto mi sentivo un po’ in catene all’interno di un rapporto di coppia nel quale non riuscivo ad avere i miei spazi liberi, le uscite con i miei amici d’infanzia erano sempre più rare e questo mi pesava. Ma non erano certo problemi veri. Spesso, quando ho iniziato a giocare più spesso, ho cercato di dare la colpa a questa o quella cosa, ho cercato di trovare giustificazioni che mi permettessero di credere che in fondo stavo facendo una cosa “giusta”, che mi meritavo un po’ di svago… Il lavoro sempre uguale, due figli gemelli da crescere che richiedevano tante attenzioni, le possibilità sempre più scarse per uscire con i miei amici… Erano tutte giustificazioni. Ora non so quanto pagherei per rivivere quei momenti di normalità. Per poter ritrovare il piacere di una nuotata in piscina. Per poter guardare mia moglie negli occhi senza dovermi vergognare per averla tradita centinaia e centinaia di volte con una macchinetta. Solo pochi amici d’infanzia mi sono rimasti vicini, gli amici nel bene e nel male sono stati determinanti per la mia storia. Alcuni li ho persi per sempre e mai li ritroverò e qualcuno spero proprio di non rivederlo mai più: chi “mi iniziò” alle macchinette ora vive all’estero e in qualche modo rappresenta il più grande traditore che possa ricordare, lui più di me ha rubato, tradito, ingannato tutti coloro che gli volevano bene e poi è fuggito nella speranza di cambiare vita. Ma una persona così non cambierà mai vita.

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Ma altri amici rappresentano la mia salvezza. Molto del benessere che ho finalmente ritrovato lo devo a uno di loro. Per lavoro viaggiava molto e aveva a disposizione sempre grandi quantità di denaro. Fui io a portarlo un po’ alla volta a giocare alle slot; dapprima quelle dei bar, ma poi sempre più spesso anche quelle dei casinò che offrivano vincite più alte. Ma le vincite sono solo un pezzo del gioco, tutto il resto è perdita, e con me anche lui cominciò a perdere sempre di più e a volersi rifare. Per un periodo fummo sulla stessa barca, poi a lui accadde una cosa decisiva: la sera del suo compleanno fece una festa in un ristorante, alla festa parteciparono anche sua moglie e sua figlia. Per lei, come per tutti i figli, il papà era un eroe senza macchia e senza paura, ma quella sera si accorse della verità, così come tutti gli altri invitati. Nel ristorante c’erano delle slot e durante la cena ogni tanto il mio amico si alzava per fare una partita, ma a un certo punto questo suo bisogno di esagerare, questa sua dipendenza divenne più forte di tutto il resto. Si piazzò alla slot per tutta la sera mentre gli invitati erano a cena e nonostante i ripetuti reclami della moglie e della figlia non se ne stacco più. Fu il pianto della figlia e il forzato accompagnamento a casa della moglie a festa ormai finita che gli permisero, il giorno dopo, di rendersi conto della situazione in cui si stava cacciando e per il loro amore fu abbastanza forte da chiedere aiuto e smettere.

Fu lui che mi fece conoscere i gruppi per dipendenti da gioco d’azzardo, fu lui che mi convinse a chiedere aiuto e a lui ora sento di dovere in parte la vita. La vita che ora voglio provare a riprendere in mano, per riavere la capacità di scegliere. Purtroppo da solo non ci sarei mai riuscito, ma sono stato fortunato perché ho trovato delle persone stupende che mi prendono per mano e giorno dopo giorno “mi accompagnano” a ritrovare il mio vero io. Percorso difficilissimo ma, come dicevo prima, sono riuscito a far di peggio. Perché non far meglio?”.

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