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Erasmus a Bruxelles: “Io parto lo stesso!”

Qualche studente universitario in Erasmus ha vissuto da vicino il clima di paura che si è diffuso in Belgio dopo gli attentati di Bruxelles. Davide ieri ce lo ha raccontato molto bene. C’è anche chi, però, si è trovato in una situazione, diversa per alcuni aspetti ma simile per altri: gli studenti in partenza per Bruxelles. Non si decide di partire a cuor leggero dopo la notizia degli attentati. La partenza viene messa in discussione da molti fattori e da altrettante persone. Bisogna avere coraggio per scegliere di andare avanti comunque. Bisogna vincere una battaglia contro se stessi e contro chi ti consiglia con forza di rimanere dove sei. Silvia si è trovata in questa condizione e ci ha raccontato le motivazioni che l’hanno spinta a partire.

Sono nata nell’epoca della prospettiva di essere una cittadina del mondo. Sono cresciuta con il sogno di non avere limiti né confini. Sono diventata grande volendomi realizzare prendendo il meglio che questo mondo in questa vita potesse offrirmi. Oggi vivo nel mondo in cui una guerra è “santa” e di chi commercia e arma il nemico.

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Al rifiuto verso un mondo che non ha più morale, che ha esaurito le soluzioni e, con esse, la speranza, è seguita la convinzione che una ragazza come me deve essere combattuta solo tra la paura dell’ignoto e l’ambizione dei tuoi sogni, una madre non deve avere timore di accompagnare i propri figli a scuola con la metro e un professionista non può rinunciare ad un viaggio di lavoro verso un altro paese.

Con questo nel cuore, ho cercato di combattere le mie paure e quelle di chi mi ama compiendo il gesto egoistico di mettere al primo posto me e l’occasione irripetibile, a livello culturale e personale, che Bruxelles mi stava offrendo. Quindi arrivo in un paese totalmente nuovo per me, inondato da titoli terribili sulle prime pagine della stampa di tutto il mondo e sommerso da accuse e controaccuse internazionali, mentre i miei nuovi concittadini sono intenti a contare i loro e nostri morti, i nostri feriti.

Come si fa a riprendersi da attentati terroristici? Non smettendo di vivere. Il cuore di Bruxelles non ha mai smesso di battere. Insomma, dalla necessità di imparare a convivere con la paura sono passata all’importanza di decidere io che cosa potesse o no mettermi paura e come e con l’aiuto di chi combatterlo. Se mi fermo o rinuncio a qualcosa non per mia scelta lascerò che qualcuno mi privi gratuitamente della mia libertà e avrò scelto, senza oppormi, di vivere i miei sogni al di sotto delle mie aspettative. Io ho scelto di non farlo”.

a cura di Tommaso Gavi

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