Io, Isotta, volontaria a Rio 2016

Sono Isotta Rodriguez-Pereira e come si può intuire dal cognome sono italo-brasiliana. Oltre al cognome, da mio padre ho ereditato anche la passione per il Brasile, passione che mi ha portata a partecipare come volontaria ai giochi olimpici di Rio 2016. L’amore per questo Paese, per la sua lingua e la sua cultura mi ha travolta quando ho passato tre mesi da sola in Brasile dopo i 18 anni e da quel giorno non mi ha più abbandonata.

 

Inizialmente volevo lavorare alla Coppa del mondo, ma era troppo tardi. Le iscrizioni erano già chiuse. Però non mi sono persa d’animo e nel 2014, quando si sono aperte le candidature per Rio 2016, ho inviato la mia. Tra l’altro ero in Brasile in quel momento. Ho dovuto compilare dei moduli, fare un test di lingua, la parte più difficile è stata il colloquio di gruppo su Skype con persone di diversa nazionalità. Io avevo scelto come lingua il portoghese. Nel 2015 ho saputo di essere stata presa e solo dopo mi hanno comunicato che avrei lavorato al Maracanãzinho, piccolo stadio all’interno del Maracanã, dove si svolgevano le partite di pallavolo. Mi occupavo della stampa e delle conferenze a cui partecipavano i capitani e gli allenatori delle diverse squadre.
L’ambiente in cui ho lavorato era internazionale, multiculturale: tra i miei colleghi c’era un bangladese, un malesiano, due francesi, senza contare le tante nazionalità a cui appartengono gli atleti.

A Rio ho provato un’emozione fortissima. Quando sei lì non ti rendi davvero conto che ogni giorno stai andando a prendere parte a un evento così importante e tu sei fondamentale, perché senza i volontari le Olimpiadi non ci sarebbero state. Eravamo ben 70 mila!
È stato molto impegnativo, lavoravo dalle otto alle cinque del pomeriggio, ero sempre in piedi perché noi volontari dovevamo mantenere una certa figura davanti al mondo, ma è stata un’esperienza emozionante, irripetibile. Dopo mesi, quando rivedo le foto o i video di Rio 2016 mi fermo e mi dico: ma è successo davvero? Davvero sono stata ai primi giochi olimpici del Sud America? E la risposta è sì, ne ho preso davvero parte e sono stata un tassello che rimarrà nella storia.

La passione per lo sport mi ha sempre accompagnata nella vita. Fin da piccola ho fatto nuoto, tennis e anche se adesso vado solo in palestra non ho mai abbandonato lo sport. Prima di partire per Rio 2016 non seguivo molto la pallavolo, invece adesso mi sono molto appassionata anche grazie ai giocatori italiani che hanno raggiunto l’argento olimpico. Al Maracanãzinho ho trovato la mia squadra del cuore e anche adesso li seguo in trasferta quando posso.

I prossimi Giochi si terranno a Tokyo e a breve si apriranno le candidature, ma al momento non è tra i miei programmi. Il Basile mi ha sempre coinvolto tanto e questa passione, questo amore folle per il Paese e la sua cultura mi ha spinto a fare domanda. Inoltre, tra 4 anni spero di essere già avviata nel mondo del lavoro.  A Rio 2016 mi è andato tutto bene, anche la collocazione, che mi ha permesso di assistere alla finale di pallavolo tra Brasile e Italia, i miei due Paesi. Il termine di paragone è davvero troppo alto.

Una cosa che capisci quando sei lì è che il Brasile è un gigante pieno di contraddizioni e Rio lo rappresenta bene: da una parte hai la bellissima baia con i suoi grattacieli, dall’altra una delle favelas più grandi del Brasile. Le Olimpiadi però sono andate benissimo, sia a livello organizzativo che di sicurezza, a dispetto di quanto ci si aspettava. È anche vero che molti brasiliani erano convinti che c’erano accordi tra Governo e narcotrafficanti. Era come se per un mese tutte le contraddizioni fossero state messe da parte.

Tre cose che porto con me da Rio 2016. Sicuramente il calore, l’affetto del popolo brasiliano che ti abbraccia anche solo per presentarsi; le urla e il tifo del palazzetto che ti travolgeva; e infine la baia di Rio, una delle 7 meraviglie del mondo e che vale la pena vedere almeno una volta nella vita con il sole al tramonto.

Vi mando un caloroso abbraccio brasiliano!
Una lettera di Isotta Rodriguez-Pereira

a cura di Futura D’Aprile

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