Quando la musica cura l’anima: la favola degli ‘Angel’s Eyes’

La vita è strana e certamente, molte delle cose che accadono, sono inspiegabili. La storia di questa settimana ne è una dimostrazione.  Una morte assurda che ha portato via un grande uomo, prima ancora d’essere stato un grande pianista e medico (Angelo Canelli). La vicenda che però vi raccontiamo in questo dentrolaStoria parte dal suo ultimo giorno di vita e da una chiacchierata. A Vasto (Abruzzo in provincia di Chieti) due amici di lunga data sono seduti a bersi una limonata. Uno dei due- Danilo- propone all’altro- Angelo Canelli- di voler avviare un nuovo progetto: un coro gospel a Vasto, trovando subito il consenso e l’entusiasmo dell’amico. “Torniamo indietro e ripartiamo dallo spiritual , chissà se poi potrà nascere qualcosa di interessante” propone l’uno all’altro nuovamente. Il risultato di quella chiacchierata è solo l’inizio di un progetto che successivamente nascerà. Di quella giornata resta un saluto, l’ultimo trai due amici. Quella stessa sera, infatti, Angelo Canelli – di ritorno da un concerto tenutosi a Silvi- viene fermato dalle sorti di un destino che lo ha portato via all’età di 39 anni, dopo un’esistenza vissuta tra la musica e la medicina.

frammento dell'intervista a Danilo Laccetti nel docufilm su angelo Canelli
frammento dell’intervista a Danilo Laccetti nel docufilm su Angelo Canelli

Per tutte le persone che hanno avuto la fortuna di conoscere Canelli, ha inizio un periodo difficile. Tra queste c’è anche mio padre, Danilo Laccetti. Ricordo benissimo il giorno in cui arrivò quella maledetta notizia. Ero in camera e per la prima volta lo vidi piangere. I giorni successivi non furono migliori. Angelo per mio padre è stato un amico che ha saputo spronarlo nel portare avanti la sua più grande passione: il canto. Con lui condivise l’avventura agli ‘Attack’ (band vastese degli anni ’80), per poi perdersi di vista per qualche anno a seguito del passaggio di Canelli e Luigi la Verghetta al jazz.  Fu lui stesso a spingerlo ad iscriversi all’Accademia jazz di Pescara dove, insieme- ogni lunedì- si ritrovavano, il primo da allievo e l’altro da insegnante. Senza di lui il rischio di abbandonare questa grande passione, unito alla tristezza di aver perso un amico, era reale. Eppure così non è stato. A pochi mesi da quell’ultima chiacchierata infatti nascono gli ‘Angel’s Eyes’ (Occhi di Angelo). È il 2007 e nasce ufficialmente il coro che all’inizio vede la presenza di un semplice gruppo di amici che vuole promuovere la musica gospel ma soprattutto portare con se il ricordo di Angelo, in ogni concerto.

foto: Costanzo D'Angelo
foto: Costanzo D’Angelo

L’entusiasmo, la passione, l’impegno di tutti danno vita ad un piccolo repertorio di brani che viene presentato al pubblico con immediato gradimento. Una rappresentanza del coro partecipa per la prima volta alla Gospel Connection del 2008: le voci degli Angel’s Eyes si uniscono a tante altre per cantare insieme nella Basilica Superiore di San Francesco. Il primo concerto ufficiale arriva il 21 Dicembre 2008, quando l’Arcivescovo di Chieti­-Vasto, Mons. Bruno Forte, il Parroco Don Gianni Sciorra e la Comunità di San Paolo Apostolo inaugurano il nuovo Auditorium. A seguire una lunga serie di apparizioni tra le quali in particolare quella di Caserta, Bologna, “La notte degli angeli” a Vasto e a Villa Sant’Angelo, in memoria del terremoto in Abruzzo del 2009. Un altro appuntamento di rilievo si registra  con la partecipazione alla Gospel Connection 2012 (il più grande raduno gospel d’Italia tenutasi ad Assisi, quell’anno, dal 1° al 4 novembre), con la presentazione del brano “All my emotions”. Nel 2013, altra apparizione alla Gospel Connection di Roma, così come nella successiva edizione del 2014 e quella del 2015 di nuovo ad Assisi. Gli ‘Angel’s Eyes’ continuano ad esibirsi nel territorio senza mai dimenticare la ragione per la quale sono nati. È nel 2014 che il coro sposa la causa del progetto ‘Le Mille Voci per Angelo’ che poi porterà alla realizzazione del docufilm su Angelo Canelli (di prossima uscita) e lo fa organizzando un concerto raccolta fondi.

A distanza di dieci anni da quella chiacchierata tra mio padre ed Angelo, sembra strano ma è come se tutto avesse più senso.  Quando ho la fortuna di assistere ad uno dei concerti degli ‘Angel’s Eyes’ accade sempre qualcosa di particolare. Il gospel, di per sé, è una musica già molto emozionante. Ma c’è qualcosa di più e quel qualcosa è dato dallo spirito che vi è dietro a questo coro, nato per ricordare e portare sempre con se il nome di Angelo Canelli che, da qualche parte- magari dall’universo degli artisti- è li seduto ad un pianoforte a guardare. Ma non è fermo, impossibile. È lì che con la sua mano destra corre ancora contro il tempo e, con quel sopracciglio alzato, continua a curare la sua anima con la musica. Da buon medico e da buon pianista.

a cura di Silvio Laccetti

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