#letteredaBarcellona- Capitolo 5: “Hasta el final”

Sono solo gli ultimi giorni, i momenti in cui rimetti insieme i pezzi e torni esattamente al punto di partenza. Ricordo le aspettative degli ultimi giorni di agosto, quando il sole di Punta Penna mascherava tutto, anche le imminenti partenze. L’ultima notte di agosto non chiusi occhio, mi addormentai alle 6 e 30 del mattino con il sole che passava dalle tapparelle. Ricordo quel volo ed il caldo dei primi giorni, le prime volte che percorsi queste strade di cui non conoscevo nulla. Le prime volte in cui mi imbattei con il suono duro del catalano e quello così leggero dello spagnolo, che forse non sono riuscito ad apprezzare fino in fondo. Ricordo anche i momenti in cui ho fatto tanta fatica ad accettare una solitudine a tratti imbarazzante e conoscere un lato completamente sconosciuto del mio carattere. E poi le prime serate, le prime persone conosciute e quelle mai più riviste: quel signore di quarantanni e le bizzarre cinque signore basche.

È stato tutto molto intenso, proprio come quel viaggio in Inghilterra. Che dire, in questi mesi vi ho raccontato tutto, in maniera fin troppo sincera. Non so davvero cosa aggiungere, se non che ci sarebbe voluto qualche sorriso in più, una qualunque smorfia o una linguaccia! Questo è vero, avete ragione… .

Purtroppo le persone non sono abituate alla normalità, al racconto di cose normali, delle piccole difficoltà di ogni giorno. Vogliono sentire cose belle e cose brutte, dove nascono quelle emozioni che i media vi raccontano ed a cui restate a bocca aperta. Io invece adoro le storie normali, così come adoro la mia e quella di tanti altri. Le eccezionalità sono proprio in questo.

Ora è tempo di tornare a Roma, di segnare altri percorsi, altri pezzi di vita ancora eternamente nuovi. È tempo di ricominciare in un modo o nell’altro. Ho paura? Sì, sono terrorizzato, ma questo sarà un enorme vantaggio.

Grazie, grazie, grazie e ancora grazie a tutte quelle persone che hanno colorato la mia vita qui. Sì, è stato molto più di un Erasmus.

Muchas gracias Barcelona,
adiós.

a cura di Nicola Stivaletta

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