LIBERA, diario del 21 marzo ad Albano Laziale

Il 21 marzo non è solo l’inizio della primavera. Per LIBERA ha un significato del tutto particolare: è la “Giornata della Memoria e dell’Impegno delle vittime innocenti delle mafie”. Questa settimana Silvia ci ha raccontato la sua esperienza di volontaria. Oggi un’altra volontaria ha voluto raccontarci la giornata del 21 marzo organizzata ad Albano Laziale dal presidio dei Castelli Romani, Natale De Grazia.

“Ore 8.30: siamo in piazza. I gadget ci sono, le bandiere pure, l’elenco ce l’ho, il discorso? Ah, sì… l’ho lasciato nello zaino. “C’è tutto, c’è tutto.” Continuo a ripeterlo da stamattina, quasi per autoconvincermene. Gli altri volontari sono in continuo movimento, girano come trottole. In effetti è da mesi che giriamo un po’ tutti come trottole. Io però stamattina voglio godermela. Mi siedo un attimo, penso ai ragazzi giù all’inizio del corteo che stanno per partire: ripenso a quando c’ero io, anche perché non è un ricordo così lontano. Immagino le ragazze tutte bellissime, perché non sia mai che ci sia qualcuno di interessante di un’altra scuola. Mi vedo i ragazzi che si guardano intorno, che salutano i compagni di calcio. Immagino le professoresse, i loro: “cara, anche tu qui? Ma che piacere!”. Sì. Che piacere. Piacere per tutti. Piacere di sentirsi parte di qualcosa di più grande, piacere di dare finalmente un senso pratico e vero a questa lotta.

Perché quella storia raccontata non è rimasta indifferente e estranea a nessuno. Perché quel “Lea aveva la vostra età quando se ne andrò col marito nella speranza – poi disillusa – di vivere una vita libera” ha toccato le nostre corde. Perché quel “le navi dei veleni affondate hanno inquinato e continuano a inquinare il nostro mare, quello di tutti, quello dove vi fate il bagno” ci ha fatto profondamente indignare tutti e ci crea uno strano e insolito senso di disturbo. Allora per una volta quel senso di disturbo vogliamo farlo provare noi a chi per interesse personale rovina e influisce senza alcuna autorità sulle nostre vite: non possiamo che essere impazienti. Impazienti di urlare, cantare, ballare, farci sentire, farlo capire a tutti che i giovani a questo schifo non ci stanno. Che in mezzo a loro ci sono futuri cittadini, insegnanti, politici, imprenditori, giornalisti, magistrati, che saranno consapevoli, che ricorderanno, che dimostreranno che una bocca chiusa non fa altro che aprirne altre mille. 1000: il numero di persone presenti, più o meno, questa mattina.

la manifestazione di Albano Laziale

Le vedo arrivare in piazza, le vecchiette che passano sgranano gli occhi. In effetti il martedì mattina è una visione piuttosto insolita. Guardo gli altri volontari incredula: no, non ce lo aspettavamo neanche noi. Vorrei abbracciarli tutti! Vorrei dir loro: allora quelle ore nelle scuole a qualcosa son servite, allora non è stata tutta retorica! Ma non c’è tempo, dobbiamo muoverci, metterli in fila, dargli la pagina giusta, sperare che il collegamento con Locri non si blocchi, sperare di non deludere nessuno. Un leggero momento di panico viene smorzato dall’applauso forte che sento, dai sorrisi, dagli sguardi. Li conosco, li conosciamo quei ragazzi davanti a noi. Non è una piazza piena di studenti che sono lì per perdere un giorno di scuola, non è una piazza piena di istituzioni che vogliono farsi vedere, no.

presenti anche le istituzioni

È una piazza frutto di vari percorsi, non solo costruiti da noi, ma che si vanno a incrociare spontaneamente con le cause delle associazioni sul territorio. E infatti ci sono anche loro, con i loro stemmi, i loro striscioni. Questa è la straordinarietà di Libera: il messaggio tocca tutti, indistintamente. È questa la sua forza e la sua attualità: la lotta è ancora viva, reale, urgente, questo fenomeno sociale che chiamiamo “mafia” ancora non è arrivato alla sua fine. Non si limita ad essere commemorazione, non può esserlo, è presa di posizione, è scelta di essere “sbirri”. E noi questo 21 marzo lo siamo stati, tutti. Ci sono stati i discorsi, la lettura di quel terribile elenco che sembra non finire mai, le parole – anche se a tratti – di Don Ciotti.

il corteo di Albano Laziale

Il mio pensiero va a quel signore che durante uno dei nostri banchetti si gira, legge “contro le mafie” e accenna un sorriso, mi guarda e mi dice: “e che ci fate qui? La mafia è solo al sud.” Non mi lascia il tempo di rispondere e dice: “al massimo a Roma, non qui. I Castelli sono sicuri.” Piacerebbe anche a me che fosse così, lo pensavo anch’io prima di iniziare questa esperienza. Ma le inchieste ci dicono altro e proprio per questo abbiamo fortemente voluto organizzare questa giornata nel centro di Albano Laziale. A giudicare da quanti siamo, forse i Castelli Romani non sono l’isola felice che molti credono. Sicuramente però tutti i presenti si impegneranno per farla diventare tale.”

Cristina Polidori

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *