Vivere insieme separatamente: le nuove coppie

Il matrimonio. Tradizionalmente era la sola istituzione sociale accettabile per le coppie.  Famiglia patriarcale, nuclei familiari numerosi, in cui la sopravvivenza stessa dei conviventi era affidata al numero di braccia che potevano lavorare nei campi. Poi, negli anni del boom economico – tra il ’50 e il ’60 – si sgretola il sistema patriarcale, non più funzionale alla nuova società e nasce un nuovo nucleo familiare composto da marito, moglie e pochi figli (due o tre). A seguire, la rivoluzione sessuale, l’emancipazione della donna, l’amore libero, l’introduzione del divorzio … hanno complicato un po’ le cose. Più che complicarle forse l’hanno semplificate, a seconda del punto di vista. Oggi sono stati aperti i confini interpretativi lasciando spazio a nuove forme di coppia. Se è vero che i divorzi sono aumentati, è allo stesso tempo vero che si sta scegliendo un nuovo modo di fare coppia che apre ancora ad una nuova concezione anche di amore. Questo non sta accadendo ora ma è un fenomeno già partito venti anni fa- almeno- e che oggi permette un’analisi più approfondita del tema. Qual è il tema? La riposta è sintetizzata in tre parole: LAT (Living Apart TogetherVivere insieme separatamente).

considerazioni prese a partire dalla ricerca pubblicata sul testo ‘Soli, a due o separatamente insieme? Come cambia la vita personale nell’età della saggezza’ di R. Caccamo, G. Prattichizzo

Vivono in case separate, pur avendo una relazione sentimentale riconosciuta e riconoscibile dall’esterno. Con tale modalità di organizzazione del privato i due membri della coppia impiegano gran parte del loro tempo non vivendo insieme e solo una piccola parte vivendo vicini. Questo stile di vita prima era presente solo nei giovani, ora sta emergendo anche in fasce di età più adulte. È in aumento rilevante la quota dei “giovani anziani”. Si tratta di adulti maturi (prima fascia di età dai 60/70, seconda fascia di età oltre i 70). Con l’aumento dell’età, si pongono grandi problemi di socializzazione. Il soggetto over 60 può essere visto come straniero che cerca integrazione in nuovi gruppi. Sopra i 60 le relazioni sociali si fanno più rarefatte: il tempo del lavoro è scaduto o sta per scadere, i figli hanno la loro vita, gli amici iniziano a sparire. In questo contesto il LAT ha un impatto più leggero nella cerchia sociale di riferimento.

Si diffondono sempre più delle convivenze, intese come forme meno istituzionalizzate di famiglia e di coppia. Si assiste ad una moltiplicazione delle forme di solitudine. L’ingresso nel mondo degli adulti dei paesi industrializzati si è reso concreto, fino agli ultimi decenni, nella piena realizzazione personale in diversi ambiti: lavoro, coppia, costruzione di una famiglia, arrivo di figli. Da almeno un decennio, tali punti fermi vengono ad essere messi in discussione soprattutto a causa della crisi sociale ed economica. Di conseguenza, si vive con forte incertezza sia l’affermazione lavorativa, che la vita di coppia. Anche il momento riproduttivo non si rende concreto come una tappa obbligata.

Il nostro paese ha subito un profondo cambiamento in tutto il XX secolo: da realtà in cui la natalità era elevata alla condizione attuale nella quale è addirittura considerato il paese europeo con il minor tasso di percentuale di nascite. Non è la prima volta che ci si trova di fronte ad un netto cambiamento della famiglia. Il modello degli anni ’50 e ’60, l’epoca d’oro del matrimonio, vissuto come archetipo di famiglia idea, era già a sua volta frutto di altre trasformazioni. L’Italia non è certo estranea ai mutamenti. Una delle cause principali della bassa natalità e del basso numero di giovani coppie in Italia è dovuta al ritardo nell’uscita dei giovani dalla famiglia di origine.

L’Italia è il paese europeo nel quale i giovani se ne vanno più tardi dalla casa dei genitori. Si tratta di un fenomeno definito processo di “De – Responsabilizzazione” dei giovani, al quale contribuiscono sia ragioni culturali, sia ragioni economiche. I mutamenti demografici e sociali degli ultimi due decenni, verificatisi in Italia, hanno cambiato profondamente le famiglie. Le fasi del ciclo di vita si dilatano e si trasformano, determinando cambiamenti nelle strutture, nelle relazioni e nelle reti delle famiglie. Il caso italiano si presenta sotto forme profondamente diverse per la storia sociale e politica che ha caratterizzato il nostro paese (divorzio tardivo, mancato riconoscimento delle coppie di fatto, anche gay).

Tuttavia, negli anni più recenti, anche in Italia le “carriere biografiche” sono più aperte, non soltanto per i giovani, ma anche per altre fasce di età. Questi cambiamenti sono legati alla consapevolezza delle persone circa le possibilità e i modi di evoluzione delle loro vite: l’opportunità di fondare e praticare nuove strategie di vita. La scelta di preferire modi flessibili di vita, dopo essersi ri-accoppiati ad un età matura, deve essere considerato come un esempio dei nuovi requisiti degli older adults che sempre di più oggi sono vitali. Per quanto riguarda l’Italia, le ricerche ISTAT danno informazioni di base sul nuovo fenomeno dei LAT.

Dalle prime informazioni in Italia appare elevata la percentuale di chi vive una relazione affettiva senza coabitazione, dai 20 anni in su. Si tratta di un fenomeno più diffuso in un contesto metropolitano, ma presente ovunque. Sempre nel nostro paese, dal 1972 al 2005 i matrimoni hanno subito una flessione del 40%. Le separazioni e i divorzi sono aumentati, in meno di 10 anni. C’è da osservare che, in tutti i paesi occidentali, il matrimonio continua ad essere una scelta conveniente dal punto di vista economico. Varie ricerche hanno sostenuto che le persone sposate sono più felici, più in salute e nel complesso raggiungono livelli di ricchezza maggiori rispetto ai single. Ma la ricetta della felicità basata sul matrimonio e la stabilità funziona solo per la classe media che ha meno problemi economici già in partenza. Al contrario, per le classi più svantaggiate contrarre matrimonio non porta miglioramenti significativi nel livello di vita (da: Soli, a due o separatamente insieme? Come cambia la vita personale “nell’età della saggezza” a cura di R. CaccamoG. Prattichizzo).

Lati positivi e lati negativi: il parere della psicologa Marina Pisetzky In un articolo del 17 aprile 2015 (www.iodonna.it) viene offerto il parere della psicologa sui pro e contro della scelta di un rapporto LAT. Ve li riproponiamo:

LATI POSITIVI
1. Non vivere la quotidianità tutela la coppia dalla noia: volete mettere incontrare il vostro partner solo quando siete di buon umore, non preoccuparvi dei suoi calzini in giro per la stanza (tanto è casa sua) ed evitare discussioni su lavatrici, bollette, spesa & Co.? La quotidianità può essere pesante.

2.È più facile mantenere la propria individualità, senza dover rinunciare a hobby, amicizie e passioni per andare incontro al partner.

3. Abitare in case separate aiuta anche la libido: vivere lontani favorisce la passione. Il desiderio, è cosa nota, cresce con la distanza.

LATI NEGATIVI
1. Sentirsi improvvisamente soli quando l’altro è a chilometri di distanza e si necessiterebbe invece della sua presenza, che sia per un rubinetto che perde nel cuore della notte o per avere una spalla sulla quale piangere in un momento di sconforto.

2. Il decidere di non convivere e di non scambiarsi quindi i vari doveri e incombenze domestiche a volte rappresenta una decisione a metà. Della serie: non mi espongo del tutto alla possibilità del cambiamento ed evito di fare entrare profondamente l’altro nella mia vita. Col rischio di restare eterni Peter Pan.

3. A volte si è LAT non per scelta: magari si vive e lavora in città lontane, cosa che accade di frequente. Oppure si è reduci da un divorzio o da un distacco doloroso e si ha il timore di ripetere lo stesso errore un’altra volta. Il rischio è quello di radicare le proprie abitudini e nutrire gelosie territoriali che frenano la crescita di una relazione.

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